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Impossibile non parlare del caso Fedez al Concertone del 1 maggio.
Difficilmente un argomento è stato tanto dirompente quanto la guerra tra il rapper milanese e la “presunta” censura Rai.

Basta scorrere un qualunque social, guardare quanto sia alto in tendenza l’hashtag #FedezDDLZAN per rendersi conto della portata mediatica dell’evento.

Ma veniamo ai fatti, per chi fosse piombato oggi sulla terra (perché credo che tutti gli altri ormai sapranno a memoria quello che è successo).

Fedez viene invitato al Concertone del 1 maggio, in onda sulla Rai.
Fedez sostiene che, prima della sua esibizione, gli sia stato chiesto di inviare il testo del discorso che avrebbe letto sul palco, per essere approvato.
Scoppia il putiferio.
La Rai non reputa opportuno che Fedez parli di diritti della comunità LGBTQ+ e del DDL ZAN, e che faccia nomi e cognomi di chi si è lasciato andare pubblicamente ad esternazioni poco edificanti.
Fedez pubblica sui suoi social la telefonata intercorsa tra lui (a dir poco infervorato) e alcuni rappresentanti e dirigenti Rai (a dir poco imbarazzati).
La Rai dice che la telefonata pubblicata dal rapper è stata montata ad arte.
Fedez si dice pronto a pubblicare i 14 minuti interi di telefonata.

Più o meno, questo è quanto accaduto.
(Sempre a beneficio di chi fosse sceso sulla terra solo oggi)

Morale della favola: Fedez sale sul palco e, a dispetto di quanto gli è stato chiesto dai vertici RAI, spiattella nomi e cognomi di esponenti di un partito politico a caso, che spesso si sono lasciati andare ad esternazioni quali “se avessi un figlio gay lo brucerei in un forno”.
Se ne assume la responsabilità, lo ribadisce più volte.
Parla dell’importanza dell’uguaglianza, dei pari diritti. Tema sul quale dovremmo essere tutti d’accordo. Parla dell’importanza della calendarizzazione del DDL ZAN.

È quello che accade dopo che ha un che di surreale.
Se, da un lato, rappresentanti di diversi partiti si sono schierati a sostegno di Fedez, è il comportamento di quelli che, per usare un eufemismo, non sono d’accordo con lui che lascia basiti.

Non tanto perché la pensino diversamente. Ci mancherebbe.
Ma per le argomentazioni che hanno trovato a sostegno di questo loro essere “contro Fedez”.
C’è chi lo ha accusato di indossare scarpe sataniche, chi gli ha contestato di avere un cappellino di un noto marchio, chi, un po’ paradossalmente, lo ha invitato a bere un caffè per “parlare di libertà e diritti”…

Non UNO che abbia detto che, se vere, le esternazioni di quei rappresentati politici lette da Fedez sono aberranti.
Non UNO che abbia sottolineato che, sebbene (secondo alcuni) non fosse il contesto più appropriato, la cosa su cui mettere l’accento era l’inacettabilità di quelle affermazioni, se vere, più che sulle scarpe o sul cappellino di Fedez.

Qualcuno ben più stimato stimato e competente della sottoscritta ha fatto notare una cosa importante. Che tutta questa bagarre non rischi di spostare l’attenzione dal vero oggetto di discussione (il DDL ZAN e la sua calendarizzazione).
E questo sarebbe un peccato.

“Fedez è un eroe?”
No. Perché, oggettivamente, si è potuto permettere questa bomba, avendo poco da perdere.
“La Rai è politicizzata?” Beh, diciamo che un sospetto che lo fosse era venuto più volte nel corso della storia.
“Fedez lo ha fatto per avere visibilità!
Beh, questa è la cosa più divertente. Che qualcuno possa pensare che uno che, insieme alla moglie, ha praticamente tanti followers quanto sono gli abitanti della nostra penisola si metta a dire certe cose per “guadagnare popolarità” è abbastanza divertente.

Ma salire su quel palco, che da sempre ha avuto un valore simbolico per le lotte sociali, e gridare nomi e cognomi, beh…non è poco.

Anche (quasi) tutti i colleghi del rapper si sono prodigati in sua difesa, ricondividendo il suo discorso e manifestando il proprio sostegno.
Ermal Meta, Michele Bravi (anche lui protagonista di un discorso pungente, questa volta verso Pio e Amedeo), Gaia, Lodo Guenzi, Levante, Vasco, Mahmood, Emma Marrone (anche lei molto attiva nella lotta per la tutela della comunità LGBTQ+)…

Probabilmente la questione avrà ancora strascichi per qualche giorno (arrampicate sugli specchi, rimbalzi di responsabilità…). Poi, purtroppo, cadrà nel dimenticatoio.
Pronta ad essere sostituita da qualche altro scandalo.
Perché, purtroppo, questa è la nostra società.
E le notizie (i giornali, a dire il vero) si sa, il giorno dopo diventano lettiere per criceti.

C’è però da sperare che questa performance di Fedez resti negli annali della storia del Concertone, esattamente come accadde con gli Elio e Le Storie Tese nel 1991.

Un’ultima cosa. A chi dice “un cantante deve pensare a fare il suo mestiere”, beh, cari miei, storicamente il ruolo della musica è questo: scuotere le coscienze.

Luisella Orsi
Giornalista & Speaker Radiofonica

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