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Wednesday, January 27, 2021

“THE MIRROR ON THE WALL”:IL SINGOLO DI ESORDIO DI MARCO GIAGNORIO

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La figura dello specchio ha dato lo spunto, nel corso dei secoli, a migliaia di opere.
Da Narciso ad Alice, da Biancaneve a Dorian Grey…

Perché lo specchio, ci guarda, ci osserva, rimanda la nostra immagine…

Ed è proprio lo specchio (ndr:quello della casa dei suoi genitori) che ha ispirato anche Marco Giagnorio. Leader della band Dirty Dolls e del grande progetto Moviemania (ne abbiamo parlato qui ), ha deciso di fare un altro salto e, spogliandosi del conforto della band, farci conoscere i suoi brani da solista.

The mirror on the wall è proprio il titolo del suo brano d’esordio. Presentato in anteprima con una diretta Facebook il 20 dicembre, da oggi disponibile su Spotify
https://open.spotify.com/album/6raXfhIi8f5ybJeKbajv4E

Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo fatto qualche domanda.

D- Cosa ti ha spinto a metterti a nudo e buttarti in questa avventura da solista?

R- La voglia di cantare qualcosa di mio dopo tanti anni di cover, senza essere paragonato al cantante originale, cantare libero, a modo mio. Oltre al desiderio di fare un qualcosa da conservare e ascoltare anche fra tanti anni e dire “questa l’ho fatta io”, sperando, perché no, possa piacere a qualcuno.

D- Ricordi quando e come è nato il tuo primo singolo, The mirror on the wall?

R- Questa domanda credo “tormenti” i musicisti da secoli… come nasce una canzone? Come spesso si sente rispondere, devo proprio ammettere che nascono da sole, così! Hai la chitarra in mano, cominci a suonare un motivo a caso che ti piace e poi cominci a cantarci su…
Il testo l’avevo in testa da tempo, sotto forma di pensieri vaganti, e dato che vivo da alcuni anni lontano della mia famiglia hanno acquisito sempre più peso ogni volta che sono tornato in quella casa a trovarli. La canzone “definitiva” l’ho scritta durante il primo lockdown, quando i pensieri volavano di più proprio verso le persone care che non era possibile raggiungere, e in più avevo molto tempo libero a disposizione. Ho pensato molto alla mia vita in quei giorni… ed é nata “Mirror”.

D- Inevitabile farti questa domanda: come mai hai scelto di scrivere in inglese?
E’ una scelta legata soltanto alla musicalità della lingua?

R-  L’inglese… Io canto ormai da tanti anni musica di artisti americani ed inglesi, sono più a mio agio con questa lingua, anche perché il Rock si presta molto di più alla lingua inglese, mentre l’italiano è più articolato e melodico, secondo me, e rende meglio con altri generi musicali. Amo la musica italiana ma il Rock… è inglese.

D- Scrivi direttamente in inglese?

R- Sì, cerco di scrivere direttamente in inglese perché mentre scrivo cerco in contemporanea di far “suonare” le parole, già pronte per essere cantate.

D- Ascoltando il tuo brano vengono in mente due o tre riferimenti a band e artisti rock anni 80/90.
Ma preferisco che sia tu a raccontarmi quali sono stati quelli che ti hanno influenzato di più.

R- Sono cresciuto con i grandi gruppi degli anni 60-70, a cominciare dei Beatles, che adoro, per poi passare ai Led Zeppelin e Deep Purple. Poi ho scoperto il rock anni 80 durante le superiori e da allora sono innamorato perso delle band GLAM-HAIR METAL, come Motley Crue, Poison, EUROPE (che sono la mia band Preferita), Bon Jovi, Guns…
A mio parere dopo i primi anni’ 90…il nulla musicale!

D- Il mercato musicale era già indubbiamente in crisi, ma questa pandemia ha dato il colpo di grazia.  Riesci ancora ad avere fiducia in una ripresa?

R- La musica, soprattutto il Rock, ha attraversato più volte dei momenti di crisi, per poi uscirne più forte di prima. Purtroppo da qualche anno a questa parte si è assistito alla scomparsa quasi totale dei supporti fisici come CD, LP, CASSETTE ed è tutto online. Gli artisti non vengono più prodotti come negli anni passati, ma vengono lanciati “artisti” Trap/rap a costo quasi zero, già famosi grazie ai talent e che vengono sfruttati delle major per pochi anni e poi dimenticati. Pacchetti già pronti con valore artistico pari a zero ma idoli dei ragazzini…
Non c’è stato il ricambio generazionale, e ormai il rock è diventato un genere di nicchia, con sempre meno ragazzi che suonano degli strumenti musicali.
Sincero? Non la vedo benissimo…anche se spero sempre che le cose cambino.

D- Quanto ti manca salire su un palco, vedere la gente sotto che balla, canta e si diverte?

R- Mi manca tantissimo. E’ una parte di me che mi è stata portata via e davvero mi pesa tantissimo non poter suonare dal vivo. Chi non lo fa non può capire cosa sia. L’adrenalina prima dello show, il clima con i compagni delle band, il calore delle persone che sono lì ad ascoltarti…
E’ bellissimo ed ogni volta è un’emozione diversa. Tra l’altro il 2020 sarebbe dovuto essere il nostro “anno magico”, eravamo (sia con i Dirty Dolls che con MovieMania) in procinto di partire con un tour nei cinema italiani, tante manifestazioni importanti…
Si stava concretizzando il lavoro di anni. Purtroppo è andata cosi, siamo tutti sulla stessa barca e a molta gente è andata decisamente peggio.. per cui stringiamo i denti e attendiamo.

D- Le interviste classiche si concludevano sempre con “progetti per il futuro?”.
In questo periodo è molto difficile fare una domanda come questa, ma ci provo lo stesso.

R- Progetti per il futuro? Sicuramente non mi arrendo alla situazione e continuerò a fare musica mia, ho tante canzoni da finire e registrare…
Anche con i Dirty Dolls abbiamo in cantiere dei brani originali e quale momento migliore di questo per realizzarli? In pausa forzata.
Non vedo l’ora comunque di tornare live e riprendere da dove mi ero fermato… Voglio esser positivo e fiducioso nel domani, nessuno può fermare la musica!

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Luisella Orsi
Giornalista & Speaker Radiofonica

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