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Friday, October 23, 2020

SERENAMENTE, PACATAMENTE – LA NOSTRA INTERVISTA A MICHELE MONINA

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IN QUESTA INTERVISTA ABBIAMO PARLATO DI MUSICA, DEL FESTIVAL DI SANREMO E DI ARTISTI COME: VASCO ROSSI, ACHILLE LAURO, ULTIMO, MINA, EMIS KILLA….E NON SOLO. POSSIAMO CONFERMARVELO, MICHELE MONINA E’ DAVVERO UN AMABILE CAZZONE.

Ci sono personaggi che, oltre ad avere una cultura musicale invidiabile, hanno fatto della loro irriverenza (e, a volte, irruenza) la cifra stilistica che li contraddistingue. E, quando ti capita di doverne intervistare uno, è inevitabile sentire una sorta di timore reverenziale. Ed è così che mi sono preparata alla chiacchierata con una delle voci più ostentatamente libere del panorama giornalistico: Michele Monina. Giornalista, critico musicale, scrittore…e molto, molto altro. La cosa più emozionante e gratificante è quando, come in questo caso, l’esperienza si trasforma in uno scambio arricchente (per me) e divertente. Questa è la nostra intervista completa a Michele Monina, senza censure, vi assicuro che non resterete delusi.

D: Iniziamo col dire che Michele Monina è uno scrittore, critico musicale, speaker radiofonico…e tante altre cose. Sembreresti essere uno dei pochi in Italia ad aver trasformato la propria passione, la musica, in un vero lavoro. Ma qual è stato il prezzo che hai dovuto pagare per diventare il Michele Monina che conosciamo?

R: Io credo che tutti i lavori che ho fatto e che faccio siano sempre legati tra loro, derivano tutti da quello che è sempre stato il mio lavoro principale, che è quello di scrittore; il parlare in radio, scrivere film e tutte le varie cose che mi sono trovato a fare nel corso degli anni, sono un’emanazione di quella cosa lì, la scrittura. Il prezzo che ho dovuto pagare non è strettamente legato al tipo di lavoro che ho scelto, ma più per aver deciso di essere esattamente quello che sono. Avendo scelto di provare ad essere una voce libera, chiaramente la libertà ha un prezzo; capiamoci, non sono così ingenuo da non sapere che libertà fa parte del mio “core business” ed ha per me anche dei tornaconti importanti, ma se dovessi fare un discorso da contabile, economicamente è più alto il prezzo che ho pagato rispetto a quanto ho incassato dall’essere libero. Ma l’essere libero è una delle mie caratteristiche principali, quindi la mia voce è riconoscibile anche in virtù di questo. Quindi ci sta!

D: Nonostante il forte impatto che ha avuto il lockdown sul mercato musicale Italiano (penso al calo delle vendite dei dischi, ai concerti rimandati al 2021, ai mancati incassi dei diritti d’autore ecc…) c’è un elemento che sembra non essere cambiato, tra prima e dopo il lockdown: nelle prime posizioni dei singoli e degli album più venduti troviamo sempre artisti Hip Hop con i loro brani quasi esclusivamente Trap. Secondo te per quale motivo questi Mc riescono ad avere, ormai da tempo, questo indiscutibile successo tra i giovani ? Non sarà che il Rap è diventato il nuovo Pop Italiano ?

R: Ci sono due generi musicali che hanno dominato le classifiche negli ultimi anni: l’Indie e la Trap. L’indie poi è diventato Itpop in maniera più legittima, ma la Trap pop lo è sempre stata, sono semplicemente due declinazioni diverse del pop di oggi. Lo stato agonizzante della musica di oggi, sicuramente peggiorato dal lockdown e dal post lockdown, è dovuto al fatto che le nostre classifiche sono dominate da quegli artisti lì, che non penso siano esattamente gli artisti preferiti dai più giovani, sono gli artisti che ai più giovani arrivano. Io non credo che ci sia tutta questa grande possibilità di scegliere, non ho una visione democratica del mondo. Penso che la rete, che in molti hanno visto come il fatto più democratico degli ultimi decenni, sia esattamente l’opposto. E’ vero che ci sono fenomeni che esulano dalle logiche di mercato, ma sono delle eccezioni che confermano la regola, la musica è sempre stata guidata da qualcuno. Aver investito, non tanto su quegli artisti lì, ma sullo “streaming” che propone delle possibilità qualitative così basse, ha fatto sì che chi fa musica di bassa qualità fosse destinato a diventare colonna sonora. Se ascolti una musica male la ascolti per poco, “skippi”, passi velocemente da un brano ad un altro, magari con lo smartphone, senza neanche le cuffie, quindi non ha senso che sia di qualità. Per questo molta di questa musica in gran parte viene già prodotta di bassa qualità, perché sarà ascoltata in quel modo. Ma in questo modo si perdono una serie di sfumature nella musica, che in realtà sono “colori” veri e propri, perché ovviamente quel tipo di fruizione, quei “colori” non li leggerebbe neanche. Ad esempio, la musica compressa non prevede la dinamica, quindi chi scrive musica fa esattamente quel tipo di musica lì, senza frequenze alte e basse ma solamente quelle medie ed ha di conseguenza delle melodie elementari, quindi è un po’ un cane che si morde la coda…

D: Michele però se parliamo di Rap, non possiamo non parlare di un ex rapper che sta riscuotendo un discreto successo ed al quale anche tu hai dedicato spazio nei tuoi articoli: Achille Lauro, che a suo dire è pronto a cambiare la musica Italiana. Notizia di questi giorni è che Mina vorrebbe duettare con lui. Ma prima di chiederti cosa ne pensi, vorrei riprendere un tuo post dedicato proprio a questo argomento: “Mina ha cantato anche una canzone scritta da Salvi, quello di C’è da spostare una macchina, comunque.”. Quindi è questa la tua opinione sul tema ?

R: La mia è una battuta, avrei potuto citare chiunque. Tra l’altro la canzone di Salvi che riprese Mina, intitolata “Bachelite”, era molto bella, ma era per nominare uno che di certo non è ricordato come un grande autore di canzoni, perchè le sue canzoni famose erano delle “Gag”: “C’è da spostare una macchina”, “Esatto”, la canzone più corta del mondo che si chiamava “A” e poco altro…
Mina, che storicamente viene considerata la più grande voce italiana e che per anni è stata  presentata come colei che avrebbe potuto cantare anche la guida del telefono, da anni canta la guida del telefono purtroppo, ma questa è una sua scelta che non mi interessa neanche criticare particolarmente. Mina ha deciso che avrebbe fatto un disco all’anno, a volte anche doppio, a prescindere dall’aver trovato canzoni degne della propria voce e tali da poter mettere insieme un disco. Questo significa che se ha pubblicato duemila canzoni negli ultimi quarant’anni, probabilmente ne avrebbe potute pubblicare dieci di qualità, il resto erano decisamente sotto il suo livello. Ha fatto degli album molto belli, sia con Celentano che con Fossati lo scorso anno, che però sono figli di una collaborazione importante (se affidi la tua voce a Fossati, direi che vai sul sicuro). Credo che questa mossa, peraltro dichiarata dal figlio Massimiliano Pani, sia una mossa di marketing. Dire al pubblico: “Mina vuole duettare con Achille Lauro e Vasco Rossi” ovviamente guadagni le pagine molto più con Achille Lauro che con Vasco Rossi, perchè il mondo del web , te lo dice uno come me che, in maniera cinica, su questo ci gioca, è più basato sui vaffanculo che sugli applausi. Vedi il caso del selfie della Ferragni davanti all’opera di Botticelli, se fai una cosa che infastidisce ti si nota di più. Achille Lauro è un ottimo prodotto di marketing, questo è il mio punto di vista, perchè non avendo una profondità, non avendo una qualità o un talento, sta cavalcando i social. Si è visto come questo però sia un percorso rischioso, lo abbiamo visto in due situazioni: nell’ultimo Sanremo, in cui Achille Lauro portava i fuochi d’artificio ad ogni passaggio sul palco, è poi bastato Morgan che in 30 secondi ha modificato il testo della canzone con Bugo e gli ha rubato la scena. Se tu oggi chiedi alle persone: “Cosa ti ricordi del Sanremo di quest’anno?” ti risponderanno tutti con questa frase:“…Dov’è Bugo?”. Lo abbiamo visto anche durante il lockdown, periodo nel quale Achille Lauro è scomparso, questo perché subito dopo Sanremo quella che doveva essere “la notizia” era che Achille Lauro aveva firmato con la Warner diventando il direttore artistico di Elektra Italia, (la versione italiana del marchio che ha pubblicato i Doors) ed ha rescisso in corsa un contratto con la Sony, cosa peraltro che in altri tempi avrebbe portato ad un duello all’alba dietro ad un convento di frati, ma con il lockdown questa notizia ha perso di valore ed è stata spazzata via.

Io resto dell’idea che se Achille Lauro non mette sostanza nella sua musica, può fare la foto alla sua Barbie crocifissa, può fare tutto quello che vuole….non è scandaloso. Vedere Achille Lauro crocifisso o che fa la pietà di Michelangelo, è tutta roba già vista. Io credo che lui sia destinato a rimanere in quel modo lì, non ha un repertorio che durerà negli anni, questa è l’unica consolazione che posso avere.

D: Proprio parlando di Sanremo 2020, che noi di Bitsound abbiamo seguito in diretta dalla Sala stampa Lucio Dalla (che se non sbaglio tu generalmente non frequenti molto),  mi chiedevo se c’è stato qualche artista in gara quest’anno che è riuscito a sorprenderti positivamente o anche negativamente?

Io non è che frequento poco, io non frequento proprio la Sala Stampa del Festival, è una mia scelta di vita, e così torniamo al discorso che facevamo prima sulla libertà, che può voler dire anche essere liberi di “mettersi da parte” ma in un contesto che ho scelto io. Nello specifico, il contesto che ho scelto io è  “ATTICO MONINA”. Da quattro anni a questa parte ho deciso di non andare in Sala Stampa, ma ho intervistato tutti gli artisti che venivano da me, e sai bene che a Sanremo non è facile convincere gli artisti a raggiungerti per un’intervista. Il mio punto di vista è: io ci sono, sono rilevante (adesso non faccio finta di non saperlo), sono una voce riconosciuta, credibile e riconoscibile, se vuoi parlare con me vieni tu da me, sennò semplicemente non parli con me, non muore nessuno, nè tu nè io. Vedendo i risultati finali di questo Festival, immagino che in Sala Stampa sarà piaciuto particolarmente Diodato, altrimenti avrebbe vinto Gabbani, come lo scorso anno Mamhood con Ultimo. Quest’anno io avevo artisti che mi piacevano a prescindere come Tosca, alla quale sono molto legato, e Rancore che seguo dal 2006 e che sapevo non avrebbero tradito le mie aspettative. Però ci sono stati diversi artisti che ho apprezzato, penso anche alla canzone di Marco Masini che mi è piaciuta molto. Non mi è piaciuto molto, invece, per tutto quello che gli è stato costruito intorno, Junior Cally perché ha sprecato clamorosamente un’occasione. Io l’ho difeso, difendendo uno che nel mio mondo immaginario neanche c’è; cioè io non so chi è Junior Cally non lo sapevo prima, non l’ho saputo durante e non l’ho saputo dopo, anche perchè è scomparso. Cally, in quell’occasione, è arrivato con quel tipo di “flame” a Sanremo, si è tolto la maschera ed è mediaticamente scomparso definitivamente, io credo che la sua carriera sia finita. Temo sia finita anche la carriera di un Anastasio, che era un altro che se la giocava e che se l’è giocata proprio male. Ma Sanremo è così, ci sono canzoni molto belle e canzoni molto brutte, le medie neanche me le ricordo più. Ripeto, il momento indimenticabile di quel festival sono quei trenta secondi di Morgan e che in tanti hanno criticato, secondo me è stato l’unico momento di “non noia” di questa edizione piuttosto noiosa. C’è da dire che io non apprezzo affatto lo spettacolo televisivo, Sanremo lo guardo, però non sono un utente tipo della Rai, quindi capisco che chi fa Sanremo punti ad un pubblico diverso da me.  Non capisco perché puntino ad Achille Lauro o Junior Cally perché chi segue questi artisti per natura penso non guardi Rai 1.

D: Il CEO della Fimi, il Dott. Mazza, ha dichiarato che il regolamento di voto della Sala Stampa al Festival andrebbe cambiato, facendo votare esclusivamente i Giornalisti che scrivono di musica per lavoro.  Tu hai scritto di essere sostanzialmente d’accordo con questa posizione. Non pensi che possa essere discriminatorio escludere dal voto tutti quei giornalisti che magari scrivono di musica da anni ma non hanno avuto la fortuna o l’opportunità di poter vivere di questo ?

R: Guarda, dire che sono d’accordo con Mazza mi ha spezzato il cuore in maniera definitiva, perchè penso che nella vita, semmai dovesse capitare una malasorte, è quella di pensare qualcosa che pensa anche Mazza, su qualsiasi argomento. Mazza è la persona più distante da me e che credo sia anche la persona che abbia fatto più danni al sistema musica che io conosca, come Tavecchio per il calcio, per capirci. Il mio era un discorso un po’ più ampio e che intendeva prendere una “miccetta”, quella usata dal Ceo di Fimi e farla diventare una bomba a mano da lanciare in Sala Stampa. Io non ho scritto solo quello che mi fai notare, ho fatto un discorso più ampio e complesso, sennò sembra che dico: “a me pagano a te no, quindi io ho diritto e te no”, io invece ho detto: “non voti nessuno”. Io stesso che scrivo di musica per lavoro, non ho mai votato, perché non voglio votare e non credo che il compito di chi scrive di musica sia quello di decidere chi vince Sanremo, per questo c’è il premio della critica. Sul premio della critica io sono d’accordo con Mazza, che però non è d’accordo con se stesso perché non ha mai detto questo, non in modo così preciso almeno. Quello che volevo evidenziare io e che in parte, forse, voleva dire Mazza, ma essendo un po’ meno abile con le parole non lo ha espresso, è che la sera delle finali, in sala stampa, notoriamente, su mille persone presenti la maggior parte non scrivono di musica, ed è ovvio che in quel caso devi trovare un’altra modalità. Anche alle targhe Tenco, ad esempio, votano molti che in realtà si occupano parzialmente di musica. Il mio era un discorso sulla critica del giornalismo musicale, perchè si sono molto allargate le maglie di chi si occupa di musica. Quelli che vengono considerati senatori, se vuoi ti faccio i nomi, non ho problemi: Giordano, Dondoni, Laffranchi e tanti altri…sono dei cronisti, cioè sanno di musica come io so di curling, non sono competenti, sono inseriti e stanno in prima fila. Io non credo che gente come loro abbia diritti. Hanno diritto di votare al premio della critica soltanto perché così è stato stabilito, ma non essendo competenti non vedo altri diritti. Riguardo alla professione, è ovvio che non è essere professionisti che stabilisce chi è bravo o meno bravo, come non lo è in musica, perchè non è il conto in banca maturato grazie alla professione che distingue il bravo da quello meno bravo. Dobbiamo dire che oggi un qualsiasi Blogger deve conquistarsi una propria credibilità, essere pagati è un passaggio di questa cosa, non ho dubbi su questo; so benissimo che molti di quelli che scrivono di musica vengono pagati 5 euro ad articolo e non possono fare di questo mestiere una professione, molti non vengono nemmeno pagati. La vera discriminante per me è la credibilità e non è il sistema che te la dà. Può dartela magari una parte del sistema, come gli artisti e i lettori.  Io ho ripreso a scrivere di musica sei anni fa sul sito del “Fatto Quotidiano”, che non aveva le pagine dedicate allo spettacolo e adesso le ha e sono state costruite intorno a me. La mia credibilità mi è stata data da quello che scrivevo e non dal giornale per il quale scrivevo. Adesso il Fatto Quotidiano ha una sua sezione musicale, fa cagare ovviamente perchè non ci sono più io, chiaramente.

D: Michele se parliamo di te, non possiamo non citare Vasco, visti i diversi libri che negli anni gli hai dedicato. Da molti sei considerato il suo biografo ufficiale, ma secondo te Vasco è davvero l’ultima Rockstar Italiana, come si sente dire spesso?

Ma io credo che più che l’ultima, Vasco sia l’unica Rockstar Italiana. Io ho iniziato ad essere un biografo autorevole scrivendo una biografia di Vasco Rossi nel 2004, intitolata “Vasco Chi?” che ha venduto uno sproposito nonostante non fosse fatta con lui.  La prima frase del libro era: “Non sono un fan di Vasco Rossi”, ed io al tempo non ero lo stesso Michele Monina che sono oggi. Oggi una frase del genere da me se l’aspetterebbe chiunque, in generale, perché sono quello irriverente. Io mi sono avvicinato in maniera molto laica a Vasco Rossi, vent’anni fa circa, e da lì è partito tutto;  poi dopo lui ha chiamato me per Modena Park perché io ero quello lì. Il mio avvicinarmi in maniera laica a Vasco, intendo da non fan, mi portava a dire che già allora i suoi concerti erano una “messa senza religione”. Ha ovviamente anche i numeri per poterlo fare, capiamoci. Poi ce ne sono altre magari di Rockstar, tipo Tiziano Ferro o Jovanotti che a me non piacciono ma che in qualche modo potrebbero rientrare in quel campo. Anche Cremonini cha a me invece piace, aspira a quello, non si accontenta di scrivere e riempire gli stadi. Nel caso di Vasco ci sono meno ragionamenti dietro;  i ragionamenti che vengono fatti su Vasco e da Vasco solitamente non portano a buoni risultati. Uno dei motivi per cui lui ha chiesto a me di lavorare al Modena Park è perché secondo me o ci sei davvero o se fai la Rockstar non funziona. L’incognita assoluta per me rispetto agli stadi è Ultimo, quello non lo capisco proprio, però sono vecchio, cioè sono un signore anziano. Io ne sto scrivendo proprio in questi giorni, portandomi avanti sul lavoro di Agosto. Temo che Ultimo lo capiremo l’anno prossimo, perché è successo questo: quando mia figlia aveva dodici anni, oggi ne ha diciannove, la portai ad un concerto di Emis Killa, ai tempi era fuori il singolo “Maracanà” ed è stato il mio primo articolo dopo sei anni di fermo. Il titolo del mio articolo era: “EMIS KILLA: LA CRISTINA D’AVENA DEL NUOVO MILLENNIO” e fece più di centomila lettori. Poi ci siamo mandati a cagare io ed Emis Killa, è successo di tutto con i suoi fan e lui mi dedicò persino un verso in una sua canzone nel quale mi diceva: “te mi critichi ma tua figlia è me che segue non te” e aveva ragione, in quel momento era vero. Io non ho risposto perché non faccio il Rapper. Ci siamo poi conosciuti e, peraltro, abbiamo a lungo parlato, al punto che quando lui ha fatto il disco successivo me lo fece ascoltare, perché figlio anche delle nostre discussioni, ed io gli dissi “guarda, mia figlia ti segue, ma tra 3 mesi non si ricorderà più chi sei” ed è accaduto esattamente questo. Rispetto ad Ultimo è successo che l’anno scorso i miei coetanei e genitori di tanti bambini undicenni, hanno comprato i biglietti per il concerto per la data di Pescara, io sono ad Ancona. Dopo tre settimane dal sold-out a Pescara, sono uscite altre sei date, tra cui Ancona, e molti genitori hanno comprato anche i biglietti per Ancona.  Tra un anno i genitori di questi bambini avranno figli di 13 anni che si vergogneranno ad uscire con i propri genitori e che probabilmente non saranno più fan di Ultimo ma di Tedua, magari…ma i biglietti ormai ce li hanno. Poi lì capiremo cosa succederà.

Una cosa buffa da aggiungere sul Sanremo di Amadeus, visto che si è parlato di polemiche, voglio dire che hanno sostanzialmente decapitato una generazione cambiando una riga nel regolamento che è una cosa strepitosa! Abbassando improvvisamente il limite di Sanremo Giovani da 36 a 30 anni. In genere queste cose si fanno gradualmente, questa è un pò la Fornero del mondo dello spettacolo. Se questo abbassamento di età per Sanremo giovani lo avesse fatto ad esempio Carlo Conti non avremmo: Ermal Meta, Gabbani , Diodato e tanti altri..

D: Vorrei chiudere con questa domanda: hai annunciato sui tuoi canali Social che sono in arrivo alcune tue novità editoriali, puoi darci qualche indizio in più?

R: Guarda, faccio una cosa irrituale, chi legge questa intervista saprà in esclusiva cosa farò. Punto ad una cosa che in qualche modo può identificarmi come quell’amabile cazzone quale sono. Ho deciso, perché ho 51 anni, ho pubblicato 78 libri e credo di aver fatto qualcosa di interessante, che l’anno prossimo andrò a vincere il premio strega ed una targa Tenco. A breve farò un crowdfunding molto particolare, nel quale metterò in palio dei libri che non esisteranno mai più, mi spiego: ho dei libri, di cui uno intitolato “LIBRO NERO DEL POP ITALIANO”, che chiunque lavori nello spettacolo dovrebbe avere, perchè potrebbe parlare anche di lui, poi ci sarà tutta la raccolta dei miei scritti femminili e di tutti i miei scritti di viaggio, il tutto con l’intento di andare a finanziare l’apertura di una mia etichetta con la quale andrò a vincere la targa Tenco nella categoria album a progetto. Perché credo che Anatomia Femminile, che è questo progetto attorno al quale ruotano tutte le iniziative, come il “Festivalino” e “Attico Monina”, debba cristallizzarsi. Io ho messo insieme in questi anni una mappatura di oltre 400 cantautrici, alcune delle quali notevolissime e quasi tutte intercettate prima che arrivasse il momento della consacrazione, ne cito solo alcune: Coma Cose, Margherita Vicario, La Rappresentante di lista ecc..
Penso che si meritino di vincere questa targa Tenco. E invece con il mio diario del Covid, che in verità non parlava del covid ma parlava di tutto, vorrei andare a partecipare al premio Strega. Tornando al crowdfunding , oltre ai 4 libri che sono i premi principali, metterò in palio il mio tempo e creerò un evento a Teatro dedicato a molti musicisti giovani, che spesso mi scrivono, nel quale chi di loro vorrà potrà farmi ascoltare ciò che vuole; inutile dire che il mio giudizio su quello che ascolterò non sarà minimamente condizionato.

Poi vorrei ripetere un’iniziativa che avevo già fatto nel precedente crowdfunding ma non era stata capita: se qualche artista vuole mandarmi a fare in culo, io, un po’ come Marina Abramovich, metterò a disposizione il mio tempo e gli artisti potranno sedersi di fronte a me, mandarmi a fanculo ed io non risponderò, sarò impassibile.

Ho bruciato una notizia, dopo tutti questi dettagli i miei soci che stanno lavorando al lancio di questa iniziativa, mi manderanno a quel paese, vabè …

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Luisella Orsi
Giornalista & Speaker Radiofonica

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